IL NOSTRO CAMMINO
IL NOSTRO CAMMINO
Il Festival degli Appennini non è solo una rassegna corale, ma il frutto di una visione suggestiva, nata con il Coro “La Cordata” nel 1988 a Montalto delle Marche. Sotto la spinta propulsiva di una guida competente come il M° Patrizio Paci e il contributo attivo di tutti i cantori, il progetto prese vita con l'obiettivo di colmare un vuoto culturale: portare la grande tradizione della coralità popolare montanara, notoriamente radicata nel Nord Italia, nel cuore della dorsale appenninica. La prima edizione ufficiale segnò l'inizio di un viaggio che dura da quasi quarant'anni, trasformando un borgo marchigiano in una delle capitali italiane del canto popolare.
Il cuore pulsante della manifestazione risiede nella selezione meticolosa dei repertori nei programmi di sala. Ogni anno, il Festival si propone come un custode della memoria storica e sociale del nostro Paese. Le voci dei cori raccontano:
I canti nati nelle trincee delle grandi vette, testimonianza di sofferenza e fratellanza.
Le melodie che accompagnavano i minatori, i contadini e chi partiva per terre lontane con la speranza nel cuore.
le serenate, i canti a ballo, le melodie festose o malinconiche di vita quotidiana che definiscono l'identità dei nostri territori, dalle Alpi agli Appennini.
Nel corso dei decenni, il Festival ha avuto l'onore di ospitare le migliori formazioni della coralità popolare italiana. Questo costante scambio culturale ha permesso al Festival di crescere in livello e prestigio, diventando un palcoscenico ambito per i maestri del settore. Tra i nomi che hanno lasciato un segno indelebile ricordiamo:
Il Coro della SAT di Trento, diretto dal M° Mauro Pedrotti, punto di riferimento storico, emblema del suono e della perfezione esecutiva nel canto popolare di montagna.
Il Coro I Crodaioli di Arzignano, raffinati interpreti della sensibilità poetica dei nuovi canti del M° Bepi De Marzi.
Il Coro CET di Milano, eccellenza nell'esecuzione, nella ricerca e nell'interpretazione filologica.
Ogni coro ospite ha contribuito a tessere una rete di amicizia e confronto artistico che ha arricchito non solo il pubblico, ma gli stessi cantori organizzatori.
Non si può parlare del Festival senza menzionare la sua sede storica: la Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta. Questo gioiello architettonico, voluto da Papa Sisto V, non è solo una cornice suggestiva, ma un vero e proprio strumento musicale aggiunto. La sua acustica straordinaria permette, alle raffinate armonizzazioni a voci pari, di svilupparsi in tutta la loro purezza, regalando al pubblico un'esperienza d'ascolto immersiva...quasi mistica.
Giunto alla sua 38ª edizione, il Festival degli Appennini è riconosciuto come un punto di riferimento imprescindibile a livello nazionale. La direzione artistica, pur nel solco della tradizione, continua a innovare, aprendo le porte a nuove generazioni (come il Coro di Voci Bianche "I Giovani Cantori") e integrando tecnologie moderne per la diffusione della cultura popolare.
Il Festival resta fedele alla sua missione originaria: dimostrare che il canto popolare non è un retaggio del passato, ma un linguaggio vivo, capace di emozionare e unire le persone al di sopra di ogni confine geografico.